Che poi, a stare li’ nel nulla si annoiava anche. Se qualcuno avesse potuto sentirlo avrebbe provato una pena infinita, e’ proprio il caso di dirlo.
Li’, nel nulla, da solo da tanto di quel tempo, - ma quale tempo, poi? era pure solo (lo eravamo), questo mi sentirei di affermarlo (anche se pensare ad altri che non fossero lui risultava piuttosto difficile), ma da quanto tempo, quello e’ proprio impossibile dirlo. Anzi, e’ impossibile chiederlo, perche’ di tempo non se ne parlava mica.
Non si sapeva nulla nemmeno di “ li’ ”, ma per esigenza narrativa qualche coordinata dovremo pur darla.
Diciamo allora che era li’, nel nulla, ne’ prima ne’ dopo, ad annoiarsi.
Cioe’, non e’ che fosse proprio noia, ma probabilmente ci si avvicinava; ovviamente e’ folle anche solo pensare di definire cosa fosse: non ne avreste ne’ l’idea ne’ le parole necessarie a supportarla.
Diciamo allora che era li’, nel nulla, ne’ prima ne’ dopo, a fare qualcosa di molto simile ad annoiarsi.
Esisteva, tra se’ e se’, e capirete bene che non e’ mica facile esistere solo per se stessi.
Ogni tanto capitava che si mettesse a pensare a come sarebbe stato se ci fosse stato anche qualcun altro, perche’ sapete: puoi essere chi vuoi, ma se non incontri una coscienza che ti riconosca a sua volta come tale, non vivi mica bene.
Fu cosi’ che in un momento di quel mai ne’ prima ne’ dopo, spuntai fuori io.
Che a dirla tutta, io c’ero anche prima. Solo che in quel momento acquistai autonomia perche’ lui (noi) decise che da solo non poteva proprio starci: stacco’ un brandello del proprio se’ infinito, ed il gioco fu fatto.
In due le cose andavano molto meglio: ci conoscevamo a vicenda, e tanto bastava.